In un tempo di incertezza, da dove può ripartire l’economia?

C’è una sensazione diffusa che attraversa famiglie, imprese e territori: incertezza.

Negli ultimi anni abbiamo vissuto una sequenza quasi continua di shock economici e geopolitici: pandemia, crisi energetica, inflazione, tensioni internazionali, instabilità delle catene di approvvigionamento. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: prezzi in aumento, margini che si assottigliano, decisioni sempre più difficili da prendere.

In questo clima si sta affermando, in Europa, un’idea che fino a pochi anni fa sembrava quasi marginale: rafforzare le economie locali e continentali riducendo la dipendenza da filiere lontane e instabili.

È il principio che oggi viene sintetizzato con l’espressione “Buy European”.

Perché si parla sempre più di “Buy European”

L’Unione Europea sta discutendo politiche industriali che mirano a rafforzare la produzione e le filiere interne al continente, anche attraverso criteri preferenziali negli appalti pubblici e incentivi alle tecnologie prodotte in Europa.

L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza strategica da altre aree del mondo, rafforzare l’industria europea e creare occupazione.

Ma il “Buy European” non è solo una politica industriale.

Sta diventando anche una domanda sociale.

Sempre più cittadini vorrebbero acquistare il Made in Europe (o meglio ancora il Made in Italy). 

Il problema principale è dato dai costi mediamente più alti almeno del 30%, a causa del costo del lavoro, della tassazione e della mancanza delle filiere tecnologiche e produttive.

C’è un’esigenza profonda: ritrovare sicurezza economica.

E forse la risposta non sta soltanto nella geopolitica o nelle politiche industriali.

Forse inizia da qualcosa di molto più vicino.

La forza delle economie di prossimità

Quando un territorio riesce a far circolare valore al suo interno, succedono alcune cose molto concrete:

  • le imprese locali diventano più resilienti
  • il lavoro rimane sul territorio
  • la ricchezza non viene dispersa
  • si riducono trasporti e impatti ambientali
  • si rafforzano le comunità economiche locali



È una dinamica semplice ma potentissima: il valore generato localmente continua a generare valore localmente.

In altre parole, si crea un’economia più circolare e meno fragile.

Il territorio come infrastruttura economica

Spesso immaginiamo l’economia come qualcosa di distante: mercati finanziari, multinazionali, politiche internazionali.

Ma l’economia reale è molto più concreta.

È fatta di attività locali che danno vita ai territori.

Quando queste realtà si rafforzano, non migliora solo l’economia.
Migliora la qualità della vita di tutti.

Il problema è che, oggi, molti territori non hanno strumenti economici per trattenere il valore che producono.

Ed è qui che si apre uno spazio per modelli economici nuovi.

Il modello Remunero: far circolare valore nel territorio

Il modello Remunero nasce proprio da questa intuizione:
trasformare una parte della fiscalità locale in un motore economico per il territorio.

Attraverso il sistema di restituzione della TARI e la creazione di un circuito economico territoriale, il valore generato da cittadini e imprese non si disperde con il pagamento delle tasse, ma continua a circolare nell’economia locale.

In questo modo si crea un meccanismo virtuoso:

  • le persone recuperano potere d’acquisto
  • le imprese locali aumentano la domanda
  • il territorio diventa più resiliente economicamente

In altre parole, si rafforza l’economia di prossimità.

Dal “Buy European” al “Buy Local”

Il dibattito sul “Buy European” nasce da una domanda molto semplice:
come possiamo rendere la nostra economia più forte e meno dipendente?

Il modello Remunero prova a dare una risposta concreta.

Non attraverso incentivi temporanei, ma attraverso un meccanismo strutturale che fa circolare valore nel territorio: restituzione della TARI e geolocalizzazione della spesa.

Perché in un periodo di paura, incertezza e aumento dei prezzi, forse la vera sicurezza economica non nasce dalla globalizzazione o dal protezionismo.

Nasce da qualcosa di molto più semplice.

Territori capaci di generare, trattenere e far crescere il valore che producono.

Ed è proprio da qui che può ripartire un’economia più solida, più sostenibile e più vicina alle persone.



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